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Monouso e disinfettanti, con la pandemia è allarme ambiente

«Uscire dalla logica del monouso è il primo passo per evitare che l’effetto covid ci faccia perdere terreno sul fronte dell’emancipazione dalle plastiche». Parola di Mario Tozzi, geologo e divulgatore scientifico, noto al grande pubblico per programmi di grande seguito come il recentissimo “Sapiens. Un solo pianeta”, prodotto da Rai3. «Il mio timore – spiega Tozzi – è che, risolta la crisi sanitaria, come ci auguriamo succeda prima possibile, ripartiremo esattamente dal punto in cui eravamo rimasti. Ci ritroveremo come, e forse peggio di prima: i segnali ci sono già, pensiamo alla grande quantità di plastica che si genera fra mascherine e guanti. Sistemi di sicurezza che andrebbero confezionati in materiali biodegradabili, idrosolubili, e conferiti in appositi contenitori, non gettati alla rinfusa ovunque, come sta avvenendo. Pensare che eravamo quasi arrivati a eliminare le plastiche monouso. Adesso, con l’emergenza sanitaria, l’allarme plastica è tornato: la paura della crisi economica ci porterà a produrre peggio di prima, utilizzando nuovamente il carbone e altre risorse inquinanti che stavamo faticosamente cercando di lasciarci alle spalle. Un nuovo modello di sviluppo è possibile, ma dovrebbe fondarsi su un’armonica coesistenza con la ricchezza della vita, invece finiremo per imboccare la strada di prima. Forse, addirittura, una direzione peggiore». Mario Tozzi sabato 23 maggio ha portato il suo contributo al primo Digital Festival dedicato alla Biodiversità, promosso da Fondazione FICO che per due settimane, fino al 5 giugno Giornata Mondiale dell’Ambiente, da voce a scienziati, esperti e “ambasciatori” di sostenibilità come Andrea Segrè, Luca Mercalli, Filippo Giorgi, Eliana Liotta, Elisabetta Moro, Marino Niola, Davide Rondoni, Massimo Cirri, Paolo Fontana, Duccio Caccioni, Salvatore Ceccarelli, Antonio Cianciullo, Matteo Dell’Acqua, Diego Pagani, Antonia Klugmann, Filippo La Mantia e molti altri. “Sapiens: un nuovo modello di sviluppo” titola l’intervento di Tozzi: «È urgente con la pandemia che i Paesi si dotino di un piano sistematico di smaltimento dei dispositivi sanitari, in particolare quelli in plastica – spiega ancora Tozzi – Il conferimento dovrebbe essere predisposto in contenuti speciali, come quelli predisposti negli ospedali per le mascherine chirurgiche, ma ancora non esistono per i cittadini, e tutti si arrangiano come possono. Personalmente cerco di riutilizzare la mia mascherina finchè è possibile, e prima di gettarla la ripongo in attesa che esaurisca la sua eventuale carica virale. La verità è che dovremmo produrre questi dispositivi con materiali completamente riciclabili e poi igienizzarli, prima di buttarli definitivamente. Si pone poi la questione “chimica” legata ai prodotti igienizzanti: non abbiamo ancora dati scientifici rispetto all’inquinamento ambientale, il cloro resta l’aspetto più preoccupante: in misura modesta per l’ambiente e in termini da verificare per la salute delle persone. In parte evapora, infatti, e in parte rimane depositato sulla pelle».Conclude Mario Tozzi che «la biodiversità è la ricchezza della vita: se pensiamo che i sapiens possano bastare a se stessi, abbiamo fatto un errore tragico di prospettiva. In questo tempo di pandemia, trattare il tema è fondamentale: eliminare la biodiversità, deforestare, aggravare il consumo del suolo, eccedere nelle monoculture intensive finisce per depredare porzioni di territorio naturale in favore delle espansioni urbane, degli allevamenti e delle colture intensive. Con conseguenze rilevanti. Le ultime otto, nove pandemie hanno tutte origine nelle scellerate attività umane che generano distruzione ambientale. È necessario pensare a un nuovo modello di sviluppo. I cieli sono diventati più puliti dopo un solo mese di lockdown sia in Cina che nella pianura padana, ovvero a due latitudini fra le più inquinate del mondo. Questo dimostra che il problema era proprio l’eccessiva prepotenza dei sapiens. Il modello di sviluppo alternativo esiste, è accanto a noi. L’errore è pensare di doverlo barattare con un’economia prosperosa. Ma non esiste economia, senza una biosfera sana. Non esiste ricchezza dell’economia, non esiste capitale economico se non c’è un capitale naturale adeguatamente conservato. Questo i sapiens sembrano non volerlo capirlo».

Fonte: Ansa

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