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Prenotazioni e di sera, per i saloni di bellezza si pensa al post Covid

E’ una delle riaperture più attese, dopo tanti giorni di quarantena in casa e di estetica fai da te, tagli improvvisati, ritocchi teleguidati dai parrucchieri online, smalto unghie sistemato alla meglio. Non è ancora ufficiale il quando né il come, ma intanto nel settore dei parrucchieri e dei servizi di bellezza ci si muove, ipotizzando una ripresa dopo uno stop netto da oltre un mese per l’emergenza coronavirus.
    La fase 2 è dietro l’angolo e quel che si dovrà fare di sicuro riguarda la messa in sicurezza dei saloni così come ovunque.
    Dando per scontati sanificazione, pulizia accurata, guanti e mascherine (in molti istituti a dirla tutta c’era già prima, ora anche gli altri dovranno adeguarsi), i parrucchieri pensano ad aggiornamenti sulla digitalizzazione, personalizzazione e e-commerce per dare continuità alla clientela che potrà andare meno spesso di prima nei negozi.
    L’Osservatorio di Uala, sito e app europea dedicati al beauty, in un report realizzato pensando al post lockdown, parla di ‘booking economy’. Nella nuova normalità saranno ancora vietati assembramenti di persone. Non succederà più di condividere il salone con altre dieci persone in attesa per la piega, il lavaggio dei capelli non avverrà più su una poltroncina fianco a fianco con un altro cliente, impensabile usufruire di servizi estetici nella stessa cabina. In questo nuovo scenario l’unico modo per assicurarsi un appuntamento sarà la prenotazione, meglio se online. Il 66% dei clienti, si legge nel report diffuso oggi, dichiara infatti di aver intensificato l’utilizzo di strumenti digitali durante la quarantena e vorrebbe poter usufruire in futuro di servizi come la prenotazione online del proprio trattamento di bellezza. Di questi il (19%) sceglierà il proprio salone in base alla sua presenza e prenotabilità online. Ecco allora che controllare l’agenda del parrucchiere da app e prenotare la piega o la manicure da casa, in due click, sarà la base della nuova normalità, così come avviene già per moltissimi altri servizi.
    Altra idea in cantiere, gli orari dilatati, flessibili. Insomma si potrebbe andare dal parrucchiere anche la sera. In una nuova quotidianità in cui saranno indubbiamente meno i clienti serviti ogni ora, sarà imprescindibile uno sforzo da parte dei centri di bellezza nel dilatare gli orari di apertura.
    La gestione delle prenotazioni e la capacità dei saloni di riorganizzarsi e ridistribuire il flusso di clienti lungo fasce più ampie della giornata o in giorni della settimana meno affollati, costituirà un elemento determinante per superare la crisi. Più della metà degli intervistati (51%) dichiara che sarebbe disposto a recarsi in salone anche dopo le 21, pur di trovare posto. La piega costerà di più? Forse, soprattutto se ci si vorrà assicurare uno degli appuntamenti più ambiti, il venerdì o il sabato. “Le strategie potrebbero essere due” spiega Giampiero Marinò, ceo di Uala, “così come paghiamo di più un aereo o un treno nel weekend, così potremmo vedere maggiorati i costi del trattamento negli orari più ambiti oppure i saloni potrebbero decidere di far spostare la domanda sui giorni generalmente più liberi, anche con promozioni aggressive”.
    Promozioni a cui gli utenti si dimostrano sensibili: più di 1 su 3 (35%) dichiara che sarebbe felice di acquistare e pagare in anticipo pacchetti o abbonamenti con sconti interessanti per aiutare i saloni di bellezza sul fronte della liquidità, garantendosi in anticipo trattamenti a prezzi scontati. Altra idea è il coworking: prima del Covid-19 in Italia c’erano, a fronte di circa 60 milioni di abitanti, 95.000 centri di bellezza. “Un numero altissimo che dipingeva chiara una realtà costellata da tanti piccoli saloni – spiega Marinò – La sopravvivenza per questi ultimi potrebbe essere difficoltosa dal momento che per dimensioni fisiche o numerosità dello staff, farebbero fatica a gestire le distanze di sicurezza e orari di apertura dilatati.” Uno scenario possibile per il mondo beauty potrebbe ricalcare le orme di quanto già avvenuto in altre esperienze, come quella del coworking. I saloni potrebbero infatti decidere di condividere spazi più grandi, mettendo a disposizione team più numerosi e capaci di coprire fasce orarie più ampie. Questo anche per far fronte all’inevitabile crollo del fatturato causato dalla quarantena: il 58% dei saloni ritiene che per tornare a livelli di fatturato precedenti alla crisi sanitaria saranno necessari più di 4 mesi dalla fine del lockdown. 

   

Fonte: Ansa

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