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Richard Jewell, l’eroe buffo e obeso di Eastwood

Non perdete ‘Richard Jewell’, la storia del trentenne sovrappeso che vive ancora con la mamma e si considera un tutore della legge, anche se svolge per lo più lavoretti di piccola sorveglianza. Lontano mille miglia dall’ispettore Callaghan e dalla sua 44 Magnum, è lui l’inedito eroe dell’ultimo film di Clint Eastwood, già in sala con la Warner, e dal 30 aprile disponibile in Video on demand su Apple Tv, Youtube, Google Play, TIMvision, Chili, Rakuten TV, PlayStation Store, Microsoft Film & TV (e dal 14 maggio anche su Sky Primafila, Infinity e VVVVID).

Eroe buffo, infantile, inadeguato, zelante soldatino pieno di impacci e inutili certezze, sarà proprio Richard (Paul Walter Hauser) durante le Olimpiadi del 1996 a dare l’allarme quando scoprirà uno zaino sospetto abbandonato sotto una panchina. Una cosa che limitò i danni dell’attentato del 27 luglio al Centennial Olympic Park e che rese Richard Jewell, suo malgrado, l’eroe che aveva sempre sognato di essere, oltre che l’orgoglio della protettiva madre (Kathy Bates, l’unica di questo grande film ad essere stata candidata all’Oscar).

Una celebrità, la sua, che come si vede nel film di Eastwood durerà ben poco per ribaltarsi in incubo. Dopo pochi giorni, infatti, l’aspirante candidato alle forze dell’ordine diventa il sospettato numero uno dell’FBI, diffamato sia dalla stampa che dalla popolazione. Dalla sua parte solo l’avvocato indipendente Watson Bryant, (Il premio Oscar Sam Rockwell), mentre contro di lui l’investigatore capo dell’FBI (Jon Hamm), e Kathy Scruggs (Olivia Wilde) la rampante giornalista dell’Atlanta Journal-Constitution. Basato sulla storia vera del cosiddetto ‘eroe di Atlanta’ e su un articolo intitolato ‘American Nightmare’, ‘Richard Jewell’ ha fra i produttori Leonardo DiCaprio e Jonah Hill. Su questa vicenda poi, ancora molto dibattuta negli States, si trova in libreria con la Mondadori ‘Il caso Richard Jewell. La storia di un uomo in cerca di giustizia’ a firma di Kent Alexandre, il procuratore che seguì all’epoca le indagini, e di Kevin Salwen giornalista del Wall Street Journal.

“Spesso vediamo storie di persone potenti che vengono accusate, ma avendo disponibilità economica possono permettersi un bravo avvocato e sfuggire subito alle accuse – spiega Eastwood- . La storia di Richard mi ha colpito perché invece parla di un uomo comune, una persona qualunque. Un uomo, tra l’altro, perseguitato in tutti modi senza alcuna prova. Il fatto è – continua il regista – che c’era fretta di trovare il colpevole e lui non aveva alcun possibilità di sfuggire alle accuse”. E ancora Eastwood: “Ecco perché ho voluto fare questo film, per risanare l’onore di Richard. Perché è un uomo comune che aspira a diventare un poliziotto per dedicarsi all’umanità e che per aver fatto un gesto eroico si trova costretto a pagare un prezzo troppo alto e viene dato subito in pasto ai lupi. Spero – conclude polemicamente – che le persone oggi in America abbiano davvero realizzato che il vero attentatore si è presentato sei anni dopo e ha anche confessato il suo reato. Quel pubblico, che ha accusato Richard senza alcuna prova, deve insomma finalmente capire quanto quell’uomo sia stato un eroe”.

Fonte: Ansa

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