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Morte Floyd, la musica si ferma

Negli Stati Uniti anche la musica si unisce alla protesta per la morte di George Floyd, il 46enne afroamericano ucciso a Minneapolis durante un fermo di polizia: ha raccolto tantissime adesioni l’appello per un ‘Blackout tuesday’, il silenzio sui social di 24 ore di chi lavora nell’industria musicale.

Tra gli artisti che hanno risposto presente ci sono Robbie Williams, Radiohead, Eminem e Ariana Grande. Cosi’ come i Rolling Stones: “Mick, Keith, Charlie e Ronnie stanno con tutti coloro che si oppongono al razzismo, alla violenza o al bigottismo”, hanno scritto su Instagram. L’iniziativa era partita venerdì sera con l’invito a “un giorno per disconnettersi dal lavoro e riconnettersi con la nostra comunita’”, tramite “un atto che provochi responsabilita’ e cambiamento”. Tante le etichette che hanno risposto all’appello e rilanciato l’hashtag #TheShowMustBePaused: dall’Atlantic Records al Capitol Music Group, dalla Columbia Records al Def Jam e all’Elektra Music Group. E ancora HitCo, Interscope Geffen A&M, Island Records, Pulse Music Group, Reservoir, Republic Records, Sony / ATV, Sony Music, Virgin EMI, Universal Music Group e Warner Records, tra gli altri, si sono impegnati a interrompere l’attivita’ commerciale in quel giorno. Tra le prime ad aderire, la Columbia Records che pubblicato un messaggio sul proprio profilo Instagram: “Blackout Tuesday … non e’ un giorno libero. E’un giorno per riflettere e capire il modo per andare avanti nella solidarieta’. Continuiamo a stare con la comunita’ nera, il nostro staff, artisti e colleghi nel settore della musica. Forse senza musica, possiamo davvero ascoltare’. L’azione segue giorni di proteste a livello nazionale dopo la morte di Floyd durante un fermo di polizia a Minneapolis.

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